Rental Family - Nelle vite degli altri: Brendan Fraser tra emozioni e retorica
Un attore americano che vive in Giappone comincia a lavorare per un'agenzia che procura finti amici o familiari ai propri clienti. Al cinema.
L'americano Phillip Vandarploeg è un aspirante attore che vive in Giappone da sette anni, nella speranza di fare successo dopo che uno spot per dentifricio del quale era stato protagonista gli aveva fatto ottenere una certa notorietà. Ma ormai da lungo tempo nessun ruolo di peso arriva alla sua attenzione, al punto che sta pensando di abbandonare tutto, giacché non ha manco una famiglia e dei legami duraturi.
In Rental Family - Nelle vite degli altri, la sua agente gli procura in incarico insolito presso un'agenzia che fornisce figuranti per impersonare familiari, amici, colleghi o chiunque sia richiesto dai clienti. Un fenomeno drammaticamente reale in Giappone fin dal 1980, specchio di una società dove la solitudine e la difficoltà nel creare rapporti umani sono un problema assai diffuso. Phillip, inizialmente riluttante, entra ben presto nell'ottica di quel nuovo modo di "recitare", ma quando si affeziona ad alcune delle persone alle quali sta "mentendo", tra cui una bambina che lo crede il padre mai conosciuto e un anziano attore affetto da problemi di memoria, dovrà fare i conti con la propria coscienza.
Famiglie a pezzi da rimettere insieme
Un film che rischia di apparire vetusto giacché il clima politico diffusosi nel Sol Levante negli ultimi mesi, con una chiusura sempre maggiore verso il mondo esterno e l'ostilità nei confronti dei turisti stranieri, lascia poco spazio a storie strappalacrime come questa. Il gaijin di Brendan Fraser rischia così di essere un "gigante buono" fuori tempo massimo, per quanto collocato in una realtà assai praticata come quella delle persone a noleggio, che già il cinema ci aveva raccontato diverse volte in passato. Basti pensare al titolo forse concettualmente più simile uscito sul tema sul finire dello scorso decennio, ovvero il mai troppo citato Family Romance, LLC (2019) firmato da un inedito Werner Herzog in trasferta nipponica.
Un film va detto molto più sincero e riuscito di Rental Family - Nelle vite degli altri, che invece affronta il tema da un punto di vista più occidentale, un qualcosa di paradossale visto che in questo caso invece dietro la macchina da presa troviamo Hikari, regista originaria di Osaka che abbiamo già potuto apprezzare nella serie Lo scontro, distribuita su Netflix. E invece qua le due ore di visione abbondano in una retorica tipicamente hollywoodiana, colonna sonora inclusa, con le numerose svolte melodrammatiche che affondano nella melassa, cercando di andare a colpire, e affondare, con una certa insistenza lo spettatore più emozionabile.
Spunti e cliché
Sia chiaro, in almeno un paio di passaggi il tentativo è riuscito e la storia riesce ad abbattere le barriere, culturali e non, permettendo a chi guarda di appassionarsi alla vicende private di questi personaggi in cerca di amore o amicizia, con il confine tra finzione e verità che diventa sempre più sottile. Ma allo stesso tempo è evidente come il tutto sia stato studiato appositamente a tavolino, togliendo spontaneità anche alla pur volenterosa prova dello stesso Fraser, che deve purtroppo spesso far ricorso a un'espressione perennemente afflitta, anche ben oltre misura.
Rental Family - Nelle vite degli altri vuole tutto e subito e richiede un tipo di pubblico altrettanto (poco) esigente, pronto a farsi cullare da quanto sta vedendo senza troppa voglia di scoprire quanto questo possa essere o meno verosimile. Lo stile del racconto si affida ad una grammatica cinematografica canonica, osserva quasi timorosamente i protagonisti senza mai entrare davvero nelle loro esistenze, limitandosi a un ritratto superficiale basato su quei struggenti archetipi pro lacrima facile.
Il film procede così su una serie di episodi più o meno significativi, concentrandosi su alcune figure chiave che diventano poi il cuore pulsante dell'intero racconto, in cento e rotti minuti di visione che soprattutto nella seconda metà, non appena compresa la ciclicità della formula, si appesantiscono parecchio prima di quell'epilogo dall'indole ovviamente catartica.