Predator: Badlands, l’alba di un nuovo cacciatore in 4K
Video da sballo con Dolby Vision, la traccia audio Dolby Digital Plus si difende, tra gli extra il commento al film
Invece di mettere l’uomo contro il mostro Predator: Badlands sceglie un racconto dal punto di vista dell'alieno cacciatore. È un cambio di prospettiva netto che modifica tensione, ritmo e perfino l’equilibrio morale del passato.
Il protagonista è Dek (Dimitrius Schuster-Koloamatangi), giovane Yautja giudicato inadatto e troppo debole dal padre e dalla propria stirpe, civiltà che misura il valore individuale esclusivamente attraverso forza e capacità di uccidere. Per dimostrare di non essere uno scarto genetico sceglie l'impossibile: dare la caccia e annientare il mostruoso Kalisk, creatura che domina Genna, pianeta dove ogni organismo sembra progettato per eliminare chiunque vi si avventuri. Non è la solita giungla da arena esotica, ma un ecosistema totalmente ostile e imprevedibile.
Un intero pianeta di predatori
La scelta più radicale del film è l’assenza di eroi terrestri e di classici scontri muscolari. Lo spettatore segue Dek nella sua prova di sopravvivenza condividendo fallimenti, umiliazioni e rivalsa morale. Il Predatore passa da minaccia a figura vulnerabile, di cui già avevamo avuto un assaggio in Predators (2010). Ed è proprio questa fragilità a spostare il baricentro della saga.
Accanto a Dek c’è Thia (Elle Fanning), androide senziente di Weyland-Yutani che introduce una dinamica inaspettata. Il loro rapporto mescola ironia e confronto culturale: lei cerca di insegnargli concetti come empatia e responsabilità, lui fatica a comprendere un linguaggio che non sia quello della caccia e della distruzione totale. Dal loro incontro scaturisce una sorta di buddy movie anomalo, in cui tra scontri brutali e fughe disperate si sviluppa una lenta trasformazione interiore.
Dal punto di vista visivo Badlands punta su un’estetica aggressiva e fisica, piena di fantasia nella creazione di un mondo mortale, che cela insidie anche nella più piccola delle creature di flora e fauna. L’azione è sporca e sanguinosa, la violenza coreografata con energia mantenendo alti ritmo e attenzione. Genna si schiude con attenzione quasi documentaristica, anche se alcune sequenze risultano fin troppo scure e ne sacrificano in parte la leggibilità.
Come nel recente passato Trachtenberg rivoluziona il franchise e la sua icona: umanizzare il Predatore significa violare un feticcio costruito su silenzio, dedizione e brutalità assolute. Chi cerca il confronto diretto uomo-mostro potrebbe restare spiazzato. Qui non si celebra la superiorità fisica, ma si mette in discussione l’intera cultura Yautja. Il film suggerisce che la forza non sia solo dominio, ma anche capacità di comprendere. È un’evoluzione che alcuni leggeranno come tradimento, altri come rinnovamento.
Per questo Predator: Badlands non si limita ad aggiungere un capitolo alla saga, ma prosegue nel ridefinirla dopo l'eccellente Prey. È un’operazione coraggiosa, forse imperfetta ma ambiziosa, che apre nuove possibilità narrative lontano dalla Terra e dalle dinamiche già viste. Non è il Predatore che molti si aspettavano e proprio per questo, nel bene e nel male, lascia il segno e cattura l'attenzione fino a un finale violento e aperto.
Predator: Badlands 4K - Come si vede
Girato nativo digitale 4.5K (Arri Alexa Mini) con master 4K, questa è una delle tipiche situazioni dove risoluzione e dettaglio superiori mettono ulteriormente in luce il pesante comparto CGI, necessario per dare vita al pianeta Genna. Formato immagine originale 2.39:1 (3840 x 2160/23.97p), codifica HEVC su BD-66 doppio strato.
La minima grana di fondo è necessaria per unire i pochi elementi scenografici reali al resto dell'invenzione in computer grafica, dove anche in condizioni di catena digitale non reference (quindi incapace di porre l'accento giusto su ogni elemento) si può risentire dell'invenzione post-produttiva. Dolby Vision, ampiezza dinamica delle luci, saturazione colori e necessità di un pannello 10 bit nativo per vivere anche le numerose sequenze con scarsa illuminazione, neri con buona profondità. Pur accettando le limitazioni indotte dalla risoluzione, vale la pena provare la controparte 2K su BD-50, potrebbe rendere più “digeribile” il pesante comparto CGI.
Predator: Badlands 4K - Come si sente
Entrambi i dischi offrono l'italiano Dolby Digital Plus 7.1 (1024 kbps sul 4K) con buona resa d'insieme. Favoriti i dialoghi come gli effetti dai canali posteriori. La dinamica si difende all'ascolto da vero impianto HT, benché si rischi di desiderare di più quanto a presenza scenica già dopo pochi minuti, nel corso del brutale confronto tra i fratelli Yautja e il padre assassino. Per saggiare la qualità della codifica ci si può spostare nella seconda parte, quando entra il scena il colossale Kalisk, così come nel corso del confronto della squadra Weyland-Yutani con Dek, Thia e il loro nuovo amico.
Predator: Badlands 4K (Amaray)
Decisamente migliore l'originale Dolby TrueHD 7.1 inglese (24 bit) con oggetti ATMOS, che apre a uno scenario più aggressivo e ricco, pur senza raggiungere il podio reference. Traccia sostituita dal DTS-HD MA 7.1 (24 bit) di tutto rispetto nella versione 2K, mentre l'italiano è simile ma non identico, Dolby Digital Plus 7.1 (754 kbps) ancora meno suonante che in 4K.
Predator: Badlands 4K - Gli extra
Sul disco 2K: Incarnare il Predator (6') – La trasformazione di Dimitrius per interpretare Dek, tra preparazione fisica e studio del movimento; Sintetici autentici (7') – Focus su Elle Fanning e il suo personaggio; Costruire le Badlands (7') – Il lavoro di scenografie ed effetti per creare il pianeta Genna; Dek degli Yautja (6') – Focus sulla mitologia della specie e il background narrativo; Scene tagliate e pre-visualizzazione con commento opzionale regista e realizzatori (28'). Anche sul disco 4K c'è il commento di Dan Trachtenberg, produttore Ben Rosenblatt, Cinematographer Jeff Cutter e dello Stunt Coordinator Jacob Tomuri. Sottotitoli in italiano.