In the Grey: Guy Ritchie e un action dimezzato

Henry Cavill e Jake Gyllenhall nel nuovo film del regista britannico, segnato da traversie produttive ed energico soltanto a sprazzi. Al cinema.

di Maurizio Encari
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Un gruppo di specialisti, il trio composto da Sophia, Sid e Bronco, viene incaricato di portare a termine una missione estremamente delicata. Manny Salazar è un magnate spagnolo che ha alle proprie dipendenze una milizia privata, possiede una lussuosa villa alle Canarie e vive con la certezza di essere abbastanza potente da non dover rispettare nessun accordo con nessuno. Rachel dispone di due risorse per far valere le ragioni di chi l'ha assunta: le leve legali - tramite sequestri di beni, blocchi di conti, ingiunzioni internazionali - e i due uomini che formano con lei il team.

Sidney, detto Sid, è un tipo che comunica principalmente attraverso la presenza fisica, che non si perde in giri di parole ed è sempre pronto a passare all'azione. Bronco è il suo opposto complementare, ironico ma risoluto. Insieme costituiscono la macchina operativa perfetta, prossima a trasformare un'operazione di recupero crediti in qualcosa che somiglia sempre più pericolosamente a una piccola guerra privata.

Uno stallo che si sente

C'è una storia produttiva dietro In the Grey (2026) che bisogna introdurre prima di avviare qualsiasi considerazione critica. Il film è stato girato nel 2023, nelle stesse settimane in cui Guy Ritchie portava a termine Il ministero della guerra sporca (2024) e preparava Fountain of Youth - L'eterna giovinezza (2025): un ritmo produttivo esasperato, che ha causato non pochi problemi al titolo qui oggetto di discussione.

Che è rimasto "in naftalina" per diverso tempo, con finestre logistiche mancate e una questione dei diritti tirata per le lunghe. Un periodo nel quale il regista è tornato sul materiale per modificarlo continuamente, eliminando e aggiungendo con piccoli trucchetti data l'impossibile a effettuare reshoot aggiuntivi. Il risultato è il prodotto che possiamo vedere oggi nei cinema: un prodotto che porta sì le caratteristiche tipiche del suo stile, ma che appare al contempo raffazzonato e montato alla bell'e meglio. Possiamo tranquillamente dire che senza l'eterogeneo cast di star in pochi avrebbero puntato l'attenzione su questa nuova uscita, anche perché va detto negli ultimi anni il cineasta inglese si alterna tra exploit e fallimenti.

I novantotto minuti di visione, titoli di coda inclusi, porta irrimediabilmente i segni di quella tribolata genesi: ellissi narrative che sembrano più tagli di necessità che effettive scelte di stile, sottotrame introdotte e abbandonate con una rapidità sconcertante, a suggerire le numerose sforbiciate in fase di montaggio e la probabile esistenza di una versione più lunga che quasi sicuramente nessuno vedrà mai.

Vorrei ma non posso

In The Grey a tratti diverte e "spacca", questo sia chiaro, ma quando trova i momenti migliori resta comunque vittima di quel senso di approssimazione generale dato dalle succitate premesse. Ritchie convince quando fa ciò che gli riesce meglio, ovvero costruire personaggi e situazioni sopra le righe attraverso il ritmo, i dialoghi e il movimento della macchina da presa, più che tramite una reale introspezione psicologica che sfiora di sovente una volontaria caricatura. Le conversazioni diventano parte integrante dell'azione, le scritte in sovrimpressione aggiungono dettagli ed eccessi e quando l'anima ludica si scatena il racconto vibra di un'incisiva energia. Un peccato perciò che le potenzialità di un action-thriller sulla carta estremamente godibile nella sua ambientazione base, sporco quanto basta, finisca vittima della propria, evidente, incompletezza.

E allo stesso modo spiace vedere sprecato un roster di attori delle grandi occasioni, almeno a livello di carisma e impatto sul grande pubblico. Henry Cavill e Jake Gyllenhall sono gli alfieri ideali di un buddy-movie senza freni, con Eiza González a garantire la giusta dose di fascino esotico e risoluto. E anche i personaggi secondari possono contare su volti riconoscibili quali Rosamund Pike, Carlos Bardem e Kristofer Hivju, che donano il giusto mix di eterogeneità a figure comunque cariche di spunti. Spunti non pienamente espressi come il film nella sua totalità, a conti fatti da consigliare unicamente agli irriducibili fan del regista.