Florence

di Francesca Perozziello
Con le sue 15 nomination al Premio Oscar e ben 29 al Golden Globe, Meryl Streep vanta un vero e proprio record di premi vinti e candidature. Possibile riuscire ancora a stupirsi, pur avendola vista sul grande schermo un'infinità di volte, per la freschezza e la dedizione che mette nei suoi personaggi? La risposta é sì.
Diretto da Stephen Frears, Florence porta in scena una vicenda che ha dell'incredibile, quella della peggiore cantante del mondo e dei suoi sogni di gloria.



Il film é incentrato su Narcissa Florence Foster, meglio nota come Florence Foster Jenkins, ricca ereditiera con una passione smodata per la musica. Scoraggiata da tutti, a partire dal padre, a intraprendere la carriera musicale, Florence fonda il Verdi Club, un circolo dell'alta società che ha lo scopo di promuovere la cultura musicale americana.

E' qui che Florence si esibisce più volte in alcuni tableaux vivants, sempre come protagonista, indossando sontuosi abiti creati da lei. La più celebre di queste rappresentazioni, raccontata anche da Frears, vede Florence nei panni dell'Ispirazione, un angelo con ampie ali barocche che scende dal cielo per aiutare il compositore Stephen Foster a ritrovare la creatività.
La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato

Se avete ben presente Meryl Streep in Mamma mia!, vi sarà quasi impossibile credere che sia proprio lei a stonare una nota dopo l'altra, esattamente come la sua Florence. Nonostante fosse una discreta pianista, Florence era totalmente priva di orecchio e di intonazione, ma si considerava un ottimo soprano. L'unico motivo per cui le altre cantanti avrebbero potuto deriderla era un po' di invidia nei suoi confronti, o almeno così diceva.

Meryl Streep riesce a dare corpo alla bellezza dell'illusione, l'illusione che spinge Florence a cantare e a esibirsi al pari di qualsiasi altro soprano. Una vita al massimo, fra banchetti di beneficenza e serate alla moda, sempre all'insegna dell'amore per la buona musica. Il tutto, ovviamente, senza il minimo sospetto di essere derisa dai suoi spettatori.
Un personaggio a tutto tondo, quello di Florence, al quale si perdona anche la presunzione, forse perché animata da una passione sincera e senza condizioni.

Ed ecco che spunta Hugh Grant, o meglio St Clair Bayfield, un attore inglese che dopo aver vissuto in Australia e Nuova Zelanda approda a New York. Anche se Frears ce lo presenta come il secondo marito di Florence, in realtà i due non si sposarono mai. Il rapporto fra Florence e St Clair, raccontato dal regista inglese con grande abilità, é in parte una relazione sentimentale del tutto platonica e in parte un rapporto fra manager e artista.

Ad affiancare Florence nel suo cammino verso la gloria troviamo Simon Helberg, qui nei panni del giovane pianista Cosmé McMoon, costretto dalla scarsità di denaro ad affiancare la peggiore cantante che abbia mai sentito. Un'ottima interpretazione per Howard di The Big Bang Theory: vi farà strano vederlo con smoking e brillantina, ma non vi deluderà.



Con la sua ricostruzione degli ambienti e dei costumi curata in ogni dettaglio, Frears ci riporta nella New York del 1944, una New York in cui gli orrori della Guerra sembrano passare solo dallo spioncino, come lasciati lontani. Ancora una volta é la radio, il mezzo che permette a Florence di sapere cosa stia accadendo sui terreni del conflitto. Non a caso, saranno proprio i soldati mandati al fronte ad assistere al celebre concerto di Florence alla Carnegie Hall.

Passata alla storia più per il suo carattere eccentrico che per le sue doti canore, l'ereditiera che si credeva una cantante é circondata da un'aura mitologica. Fra i grandi fan di Florence c'era anche David Bowie, innamorato dell'entusiasmo con cui la donna calcava le scene.

Per dirla con una celebre frase attribuita a Florence: "La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato".