Anaconda: il ritorno del franchise horror è all'insegna delle risate

Un meta-reboot dove il gruppo di protagonisti, capitanati da Jack Black e Paul Rudd, intende girare un remake a basso budget del (s)cult anni Novanta. Al cinema.

di Maurizio Encari

Griff è un attore di Los Angeles che fatica a ottenere ruoli significativi, bloccato da anni tra comparsate televisive e audizioni umilianti. Il suo migliore amico Doug è rimasto a Buffalo, la loro città natale, dove si guadagna da vivere realizzando video di matrimoni. I due sono profondamente legati fin dall'infanzia e condividono una passione per il cinema, in particolare per Anaconda (1997), il cult con Jennifer Lopez e Ice Cube che li aveva ossessionati da ragazzini, quando giravano filmini amatoriali nel cortile di casa. Ora, in piena crisi di mezza età, Griff convince Doug che è arrivato il momento di realizzare il loro sogno: rifare quel film così amato con un budget ridicolo, direttamente nella giungla amazzonica.

In Anaconda, reclutata la vecchia fiamma Claire e l'amico Kenny come direttore della fotografia, il gruppo si dirige in Brasile, dove affitta una barca e, con un equipaggiamento da dilettanti, si prepara a girare quel rocambolesco remake. Ma quello che doveva essere un progetto goliardico si trasforma rapidamente in un incubo quando scoprono che nella zona delle riprese si nasconde davvero un gigantesco esemplare di anaconda. Il serpentone non sarà però l'unico pericolo con il quale i protagonisti si ritroveranno a fare i conti...

Anaconda, dal prima al dopo

Quando il regista Tom Gormican aveva presentato l'esilarante Il talento di Mr. C (2022), una sorta di peculiare metafilm sulla carriera di Nicolas Cage, lì straordinario e autoironico protagonista, in molti si chiedevano cosa avrebbe potuto regalarci in futuro il regista americano. Con Anaconda, scritto insieme al suo collaboratore abituale Kevin Etten, torna su territori simili, costruendo un film che esiste nello stesso universo dell'originale del 1997 e che ne celebra lo status di classico trash, dando vita a una sorta di reboot-parodia che si fonda sulla sintonia tra Jack Black e Paul Rudd, qui nei panni della coppia di protagonisti.

L'idea alla base dell'operazione è indubbiamente brillante: invece di realizzare l'ennesimo remake dimenticabile, perché non raccontare la storia di alcuni individui che, all'interno della narrazione, vogliono girarne uno a bassissimo budget? Ci troviamo davanti a un'operazione che funziona soprattutto quando si abbandona alla pura commedia demenziale, lasciando che il cast principale - completato da Steve Zahn e Thandie Newton - agisca a briglia sciolta. Black porta la sua consueta e contagiosa energia, mentre Rudd offre il perfetto contrappunto con la sua verve ironica, trovando un supporto efficace nei suddetti comprimari di lusso. E che dire dei cameo che richiamano direttamente la pellicola alla base di tutto? L'inventiva e il citazionismo non mancano a questa nuova incarnazione del franchise, che trova la sua forza istintiva proprio nel non prendersi mai sul serio.

Questione di aspettative

Quando Doug e Griff discutono di tematiche sociali per dare sostanza al loro progetto, con Doug definito come una sorta di "Jordan Peele bianco", la sceneggiatura prende chiaramente in giro quel tipo di discorso pretenzioso che spesso accompagna produzioni di genere in maniera velleitaria. È una critica sottile ma a suo modo feroce, filtrata attraverso la leggerezza, che permette di riflettere sullo stato e sulle derive dell'horror contemporaneo, alcune più sostanziali, altre decisamente più gratuite.

Chi cercava, attratto dal nome e dal ricordo del prototipo, un aggiornamento all'insegna del puro terrore, supportato dai più moderni effetti speciali, resterà probabilmente deluso. L'anima horror è infatti del tutto assoggettata alle logiche del divertimento e anche i pur discreti effetti speciali seguono una verve scherzosa, con violenza cartoonesca e tensione telefonata a caratterizzare buona parte dell'ora e mezza di visione. Il tutto nell'esotico palcoscenico australiano, che qui sostituisce una fittizia Amazzonia, ma concede comunque la giusta dose di insidie tra fiumi e paludi dove la minaccia si nasconde in agguato, pronta a sbranare i malcapitati e a strappare risate a un pubblico che ha accettato di stare al gioco.