Lo chiamavano Jeeg Robot – In 4K il supereroe di periferia
Il film cult di Mainetti nell'inedita versione UHD, buona traccia audio e tanti extra
Il cinema dei supereroi ha spesso privilegiato figure larger than life e scenari spettacolari, ma Lo chiamavano Jeeg Robot sceglie la direzione opposta. Gabriele Mainetti trasforma la periferia romana in un luogo dove il fantastico si innesta nella quotidianità, realizzando un film che resta credibile anche quando abbraccia l'immaginario del genere.
Enzo Ceccotti non possiede alcuna vocazione eroica. È un uomo isolato, abituato a sopravvivere pensando soltanto a sé stesso. L'acquisizione di una forza fuori dal comune non modifica subito la sua natura: quel potere diventa inizialmente uno strumento utile per continuare una vita fatta di espedienti. Sarà l'incontro con la fragile Alessia a incrinare il suo cinismo, aprendo la strada a un cambiamento inatteso.
Un cinecomic italiano che trova una voce originale
Pur dialogando con il cinecomic americano, Mainetti sceglie una strada personale. La periferia romana diventa il cuore del racconto, trasformando l'elemento fantastico in qualcosa di sorprendentemente vicino alla realtà. Determinante anche il cast: Claudio Santamaria offre un protagonista misurato e convincente, Ilenia Pastorelli dona al racconto una vulnerabile intensità mentre Luca Marinelli firma uno dei villain più memorabili del cinema italiano recente, sopra le righe ma mai fuori controllo.
Più che raccontare la nascita di un supereroe, Lo chiamavano Jeeg Robot descrive il difficile percorso di un uomo verso la riscoperta della propria umanità, dimostrando che anche il genere può rinnovarsi quando parte da personaggi autentici.
Le informazioni tecniche sul film sono frammentarie e non risulta pubblicato un breakdown completo del workflow. Da quello che emerge da fonti tecniche e interviste, sembra proprio che il girato nativo fosse 2.5K (RED Epic, RED Scarlet, Blackmagic Cinema Camera, Blackmagic Pocket, Canon 5D, GoPro Hero 3 Black) con finalizzazione su master 2K. Del resto il budget del film (circa 1,7 milioni di euro) rende poco probabile un DI 4K, per giunta nel 2015, quando quasi tutte le produzioni italiane indipendenti lavoravano a risoluzione 2048 x 1080. Resta quindi molto probabile che questa edizione sia un rescaling UHD, qui con il vantaggio dell'HDR-10 e di una maggiore fedeltà cromatica e nelle dinamica delle luci.
Formato immagine 2.35:1 (3840 x 2160/24p), codifica HEVC su BD-66 doppio strato. Rispetto alla controparte FHD/SDR il salto di qualità è relativamente palpabile, con ulteriore rifinitura dei particolari e la sensazione di osservare più da vicino il girato del cinematographer Michele D'Attanasio (Freaks Out). Sorprendono in parte neri non sempre profondi, ma anche qui le scelte artistiche devono aver inciso.
Anche se solo 16 bit l'unica traccia DTS-HD Master Audio 5.1 sa coinvolgere, tra dinamica e una presenza scenica con elementi anche posteriori, echi, ottimo parlato e un dignitoso subwoofer. Spettacolo che si accende attraverso l'ascolto Home Theater con un vero sistema a canali separati, oltre la soundbar.
Sul BD-50 con la versione 2K sono inclusi: backstage (61'); 7 scene tagliate; provini attori (19'); errori sul set (6'); comparativa storyboard (8'); corto del regista; 2 trailer e videoclip musicale.