Gacha Games: i produttori spendono nei loro stessi giochi

Le dichiarazioni di Yoshiki Okamoto, ex di Capcom

di Tommaso Alisonno

Con meccanica Gacha si intende il sistema di attribuzione dei premi in maniera casuale: il nome deriva dai distributori automatici di gadget molto diffusi in Giappone, i gachapon, in cui si inserisce una piccola cifra (di norma una o due monete) e si ottiene un premio a caso tra quelli presenti nel cestone. Nei videogiochi un sistema simile lo troviamo da ormai svariati anni nelle loot-box, ma ormai sono ampiamente diffusi - soprattutto nel panorama Mobile - giochi in cui le meccaniche Gacha sono parte integrante dell'esperienza di gioco e fonte principale di rendita per il produttore.

Uno di questi giochi è Monster Strike, titolo sviluppato dalla software house Mixi che dal 2013 continua ad avere un grande successo e che nell'arco della sua storia ha fruttato alla società cifre che si aggirano intorno agli 8 Miliardi di Dollari. Mixi e il gioco stesso fanno capo a Yoshiki Okamoto, sviluppatore che in precedenza ha militato anche nelle fila di Capcom e Konami in qualità di produttore di titoli del calibro di Street Fighter II e Gun.Smoke. Altri giochi di Mixi sono i più recenti Meteor Arena Stars and Outrankers.


Okamoto è stato recentemente intervistato da Fuji TV ed ha rivelato un retroscena piuttosto interessante: alla domanda su quale fosse il segreto dietro al successo di un titolo Gacha, Okamoto ha spiegato che è necessario mettersi nei panni dell'utente finale e trovare il giusto equilibrio tra spesa e premi ricevuti. Se, infatti, i premi sono troppo difficili da ottenere i giocatori sperimentano frustrazione e abbandonano il gioco, se invece sono elargiti troppo generosamente c'è una reazione di noia.

Per fare ciò, udite udite, è necessario spendere di tasca propria cercando di riprodurre l'esperienza del giocatore comune. Okamoto afferma che nella sua carriera ha personalmente speso qualcosa come 80 Milioni di Yen - circa 440mila €, un po' più di Mezzo Milione di $ - nei suoi stessi giochi per sperimentare sulla sua propria pelle le emozioni di un giocatore qualsiasi.

"Sono sempre diligente nel mio lavoro - spiega Okamoto - Pur avendo accesso a cose come i privilegi di amministratore, se le usassi sarebbe difficile comprendere le sensazioni dei giocatori."

Certo: qualcuno può notare che i soldi spesi nella propria azienda in un modo o nell'altro ritornano, almeno in parte, nelle tasche da cui sono usciti, ma quanti aziendalisti sono disposti a fare altrettanto?