Backrooms – In 4K l'incubo nascosto dietro la realtà

Girato 3.6/8.6K per un racconto originale tra elementi lynchiani e surreali alla Escher

di Claudio Pofi
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Backrooms non costruisce la paura attraverso ciò che mostra, ma attraverso la trasformazione di elementi alterati, in misura accennata o profondamente inquietante. Un corridoio vuoto, una stanza anonima, un ambiente qualsiasi diventano orrende aree quando appaiono sempre più come copie imperfette del mondo che ci circonda.

Per il suo film d'esordio Kane Parsons prende il mito nato online e lo trasforma in un incubo cinematografico dove la realtà viene riprodotta in forma distorta, ricostruita da qualcosa che non riesce a comprenderla davvero.

Incubo costruito sulla distorsione del reale

La vicenda di Clark e di coloro che volenti o nolenti coinvolge diventa un viaggio, dentro una dimensione nascosta più viva di quello che sembra. Gli elementi della realtà ricompaiono alterati e le presenze che popolano il labirinto ne sono copie imperfette e inquietanti, replicando solo una parte di ciò che entra, con versioni imprecise non solo di elementi inerti ma anche di ciò che alberga la memoria, traumi del passato inclusi.

Il regista evita la strada più semplice dell'horror basato sui jumpscare e lavora invece sull'attesa, sui suoni e ombre che generano mostri, sulla perdita di punti di riferimento e la crescente sensazione che qualcosa nel mondo osservato sia profondamente sbagliato. La cinematografia degli spazi vuoti, l'uso delle prospettive distorte e il richiamo alla dimensione digitale a bassa definizione trasformano il film in una riflessione sulla distanza tra ciò che vediamo e ciò che siamo. Il finale resta aperto e non di meno inquietante.

Backrooms trova la propria forza proprio nell'assenza di risposte definitive. È un horror che preferisce lasciare domande aperte, trasformando un semplice labirinto virtuale in una metafora della fragilità della percezione della realtà. Opera originalissima che guarda alla fantascienza psicologica, al surreale lynchiano e ai labirinti di Escher che difficilmente lascia indifferenti.

Girato digitale a doppia risoluzione 3.8K per il found footage da videocassetta (Red Komodo) in formato quadrato 4:3 e 8.6K per il resto del materiale (Sony CineAlta Venice 2) in 1.85:1, master 4K (3840x2160/23.97p), codifica HEVC su BD-66 doppio strato. La resa visiva cambia volutamente in base alla natura delle immagini: le sequenze di found footage e il materiale televisivo adottano un aspetto degradato tra aliasing, glitch e disturbi tipici di registrazioni analogiche anni '80.

Sequenze deteriorate a parte il resto delle immagini è eccellente, con solidità, neri profondi e minimi accenni di banding negli ultimi minuti, durante l'inseguimento del “pirata” per lo stretto passaggio tra i due muri. L'ulteriore puntualizzazione sulle luci in virtù del Dolby Vision contribuisce a completare l'atmosfera “dall'altra parte” tra gialli, neon, distorsioni prospettiche e zone anche molto buie.

DTS-HD MA 5.1 italiano e inglese (sempre 16 bit) di buona qualità, ponendo l'accento sul ronzio delle luci fluorescenti e gli effetti di glitch e statico delle sequenze a bassa definizione caricando la tensione del momento. Il sound design al quale ha partecipato anche Parsons è complesso e ricorre a elementi vicini alla musique concrète con suoni reali deformati, distorsioni e minacciose frequenze basse. Molto buona la presenza scenica anche posteriore, con elementi direzionali e coinvolgimento. L'inglese guadagna ancora qualcosa sul parlato in presa diretta.

Extra: focus sulla produzione con intervento di parte di cast e troupe (25'); gli effetti speciali e le scenografie (15'); il software Blender (7' + 5'). Sottotitoli in italiano. Sovracoperta O-Card embossed + card 1.000 copie numerate.