Signal Veil, anteprima dell'horror cileno che guarda ai classici del passato
Abbiamo provato in esclusiva Signal Veil, horror cileno che vuole riproporre l'esperienza dell'epoca a 32bit
Nel corso degli anni l’industria videoludica ha visto molteplici generi perdere la propria popolarità o sparire del tutto dalla circolazione, magari a causa di cambiamenti nel mercato o di innovazioni tecnologiche che hanno reso alcune meccaniche o scelte di design superate.
Ad esempio, i rhythm games hanno visto scomparire le periferiche a forma di strumento musicale che ci hanno fatto compagnia durante le tantissime feste in casa per abbracciare la realtà virtuale, oppure i punta e clicca che sono diventati un prodotto del passato e sopravvivono solamente grazie a qualche studio indie o a qualche remake e remastered.
Il genere horror ha invece vissuto un cambio di design che ha rivoluzionato totalmente il modo di sviluppare e intendere il genere: L’introduzione della telecamera over the shoulder.
Una meccanica introdotta a inizio 2000 e che col passare degli anni è diventata la scelta mainstream per tantissime esperienze action e horror.
Tale innovazione ha mandato in pensione la telecamera fissa, che per anni ha permesso di gestire la limitata capacità di calcolo delle vecchie console ma anche di creare suspance e tensione con una gestione dei nemici e degli spazi che si basa sul vedo/non vedo.
Tuttavia, negli ultimi anni un numero crescente di software house ha deciso di sviluppare i propri titoli utilizzando questo strumento del passato unendolo a idee innovative o scelte stilistiche , riportando in vita la telecamera fissa e dando vita a prodotti che sono riusciti a lasciare il segno nell’industria: Signalis, Them and Us, Murder House, Alisa, Crow Country e Tormented Souls, tanto per citarne alcuni.
E presto a questa lista potremmo aggiungere Signal Veil, titolo survival horror sviluppato da Time Hunters con l’obiettivo di narrare una storia a tinte horror proponendo lo stile dei vecchi classici dell’epoca 32bit, fatto di enigmi ambientali, inventario da gestire e telecamere fisse.
L’ispirazione ai classici del genere horror non è casuale. Time Hunters è formata da tantissimi membri ex Dual Effect, casa che ha dato i natali alla saga di Tormented Souls, che per il loro titolo di debutto hanno deciso di unire ciò che sanno fare meglio – i survival horror – alla loro passione per l’animazione giapponese.
Signal Veil è un inno ai survival horror vecchia scuola
Ho avuto l’opportunità di provare un’anteprima di Signal Veil in esclusiva e il gioco si è mostrato un prodotto dall’ottimo potenziale, al netto chiaramente di alcune cose da rivedere, con tante idee accattivanti e un comparto grafico di assoluto livello.
Non appena avviato il gioco è chiaro che l’ispirazione ai vecchi survival horror non è solamente visiva. Signal Veil permette di scegliete tra comandi moderni e comandi tank – e solamente un folle non userebbe i tank control in un gioco a telecamera fissa – e in più, propone un sistema di gestione dell’inventario del tutto originale.
L’anteprima che ho potuto provare è durata una trentina di minuti e mi ha permesso di fare la conoscenza della protagonista di gioco, con la quale ho dovuto esplorare i corridoi e le aule di una scuola.
Sin da subito è chiaro che c’è qualcosa di sinistro nell’aria. La stanza in cui inizia la prova è protetta da un Ofuda – tipica protezione giapponese in carta – e dopo aver girato qualche angolo mi sono trovato di fronte a una delle tante mostruosità che abitano il luogo.
Giocando a Signal Veil una delle prime cose che salta all’occhio è il design profondamente nipponico del titolo, sia nella sua estetica che nelle sue ambientazioni. La scuola che ho esplorato sembra uscita da un anime e le varie scritte sulle lavagne o sui poster sono in giapponese.
La cosa, come mi ha spiegato José Rojas, Ceo di Time Hunters, è dettata dall’amore dello studio e cileno per l’animazione giapponese e il Giappone in generale, che nel corso degli anni ha permesso al team di collaborare con grosse realtà del paese e affinare il proprio stile fino a farne una firma artistica.
Come si comporta Signal Veil pad alla mano?
Altra cosa che non passa inosservata è l’ispirazione ai giganti del survival horror come Resident Evil, Silent Hill, Project Zero o Galerians.
Tuttavia, Signal Veil riesce nella complicata intenzione di ispirarsi ad altro senza mai cadere nell’imitazione. Giocando al titolo è costante quell’idea di essere di fronte a qualcosa di familiare, ma grazie al guizzo creativo e alla firma stilistica dello studio cileno, il gioco mantiene una sua forte identità.
Per fare qualche esempio: il combat system è fortemente ispirato a Silent Hill, ma la necessità di usare il flash del telefono per stordire i nemici aggiunge un twist che lo rende ben diverso dai titoli di Konami.
Allo stesso modo, l’inventario guarda alla saga di Resident Evil, ma la necessità di passare i prima persona per accedervi, e soprattutto senza la mettere il gioco in pausa, aggiunge maggiore strategia e profondità alla meccanica.
Durante la mia prova del titolo ho anche apprezzato come questo introduce tutta una serie di meccaniche di gameplay nascondendone il tutorial nell’ambiente di gioco – come le lavagne delle varie aule o i poster sulle pareti. Nulla di straordinario sia chiaro, ma comunque una piccola scelta di design che solitamente non appartiene al mondo indie.
Da buon survival horror non mancano gli enigmi ambientali. Durante la prova ne ho trovati due: uno abbastanza semplice e immediato che mi ha richiesto di trovare un oggetto per aprire una porta, mentre un altro, ben più articolato, ha richiesto di cercare dei codici sparsi per la scuola, visibili solo utilizzando uno specifico oggetto, da decifrare per aprire una porta.
C’è ancora da lavorarci, ma le premesse sono buone
Al netto delle tante cose positive che l’anteprima ha messo in luce, Signal Veil ha anche mostrato dei punti che necessitano di un lavoro di polishing da parte del team.
I nemici per quanto ben definiti nella loro presentazione grafica e nelle animazioni vanno affrontati tutti seguendo lo stesso schema.
Prima di attaccare offrono una finestra temporale che permette di stordirli con il flash del telefono e attaccarli; meccanica che per quanto interessante va ampliata, magari introducendo la gestione della batteria o lenti specifiche.
La camera fissa poi, non ha sempre seguito il personaggio tra una stanza e l’altra, cosa che ha creato più di un problema durante le fasi d’esplorazione e gli scontri coi nemici.
Allo stesso modo, i comandi non sono stati sempre reattivi e la cosa mi ha portato a subire attacchi facilmente evitabili o a fare a botte con la prima persona e l’inventario. L’esperienza è cambiata totalmente quando sono passato a mouse e tastiera, dove i controlli sono stati impeccabili; quindi sembra che il problema sia connesso all’uso del controller.
Di positivo c’è che chiacchierando con il team di sviluppo, questo ha sottolineato di essere consapevole delle varie problematiche e di essere già al lavoro per risolverle, mostrando una buona apertura ai feedback.
Insomma, Signal Veil si presenta come un prodotto decisamente interessante e che se riuscirà a mantenere le promesse fatte finora potrà offrire un’interessante esperienza per gli amanti dei survival horror.