Anteprima Willy Morgan and the Curse of Bone Town

di Simone Rampazzi

Il nostro incontro con il piccolo Willy Morgan è iniziato, volutamente oseremmo aggiungere, ascoltando l’intramontabile colonna sonora del primo Monkey Island.

Il motivo è presto detto: la nuova avventura grafica sviluppata da VLG Publishing è chiaramente un omaggio, una lettera d’amore spedita al giovane ragazzo che sognava di diventare un pirata, con tanto di sfumature ed elementi pronti a strizzare l’occhio non solo a Guybrush Threepwood, ma anche a buona parte della nostra cultura pop.

Willy Morgan and the Curse of Bone Town è infatti un’avventura grafica in terza persona con elementi 2.5D, pronto a catapultarci in un modo pieno di ironia ed enigmi risolvibili solo con un po’ di fantasia e tanto ingegno.

ALLA RICERCA DEL PADRE PERDUTO

Sono passati dieci anni dalla scomparsa del famoso archeologo Henry Morgan. Tutti sembrano essersi messi l’anima in pace, soprattutto di fronte al tempo passato, ma l’unico che sembra non essersi dato pace dall’evento è il piccolo Willy, che in cuor suo ancora si domanda le possibili motivazioni per cui, con la stessa velocità di un lampo, il padre sia scomparso senza lasciare alcuna traccia.

I suoi desideri inconsci sembrano trovare finalmente risposta in una lettera recapitata senza preavviso dopo tutto questo tempo, una lettera che recita quella che sembra essere l’ultima volontà di un uomo che sapeva di correre enormi rischi durante la sua ricerca.

Qualcosa è andato storto, ma per scoprirne di più il giovane Willy deve recarsi nella cittadina di Bone Town, un piccolo centro in mezzo al nulla abitato da personaggi stravaganti, di cui però è bene non fidarsi. Inizia da qui la nostra avventura in compagnia del nostro alter ego digitale, un’avventura che dalle prime battute (e dal tutorial consumato nell’abitazione del ragazzo) trasuda tutta l’esperienza e l’affetto per le avventure grafiche in terza persona.

Gli anni passati hanno un po’ snellito quella che era l’esperienza vissuta agli inizi: parte dell’interfaccia ha perso le diverse azioni necessarie a interagire con oggetti, o le persone, e anche l’inventario si è ridotto a una semplice barra, con cui potremo interagire nel corso del nostro viaggio utilizzando i due tasti del mouse. A semplificare il nostro viaggio corre in aiuto la possibilità di evidenziare tutto ciò con cui è possibile un’interazione, elemento che sicuramente farà avvicinare tutti quei giocatori non proprio avvezzi al genere, un po’ bloccati anche dall’impossibilità di avere delle linee guida pronte a semplificare l’esperienza.

Forse gli over 30 ricorderanno le sensazioni che stiamo descrivendo in questo paragrafo. Ogni oggetto doveva essere letteralmente ricercato con lo sguardo e difficilmente, almeno al primo colpo, si riusciva a coglierne immediatamente l’utilizzo. Quanti di noi raccolsero la pentola nella cucina dello Scumm Bar senza sapere che in un secondo momento, al tendone del circo dei fratelli Fettuccini, l’avremmo poi utilizzata per testare il cannone come volontario del primo proiettile-umano?

In Willy Morgan and the Curse of Bone Town il processo viene un po’ semplificato, ma non perde l’amorevole strizzata di meningi necessaria per portare a termine un enigma, o risolvere una situazione di stallo, accompagnata da una buona dose di fantasia.

L’intera parte testabile di questa beta ci ha permesso di visitare la casa di Willy, nella funzione di tutorial utile a comprendere meglio i comandi e la struttura di alcuni enigmi, e la cittadina di Bone Town, ricca di location davvero piacevoli da visitare. In pratica la cittadina, per quello che ci è dato conoscere a livello di trama (senza spoilerarvi nulla chiaramente), ha ospitato durante la sua fondazione una ciurma di pirati che poi ci ha nascosto la propria eredità.

Gli NPG che popolano la cittadina sono davvero originali, se non altro sembrano convivere in quella che sembra una bolla temporale dove alcuni sembrano addirittura rimasti ancorati al passato (per dire, il tizio della locanda ci ha ricordato tantissimo il bar di Woodtick). Come solitamente accade in queste occasioni, il consiglio è quello di leggere con viva attenzione la descrizione degli oggetti, la funzione che corrispondeva al vecchio “Esamina”, perché ci rivelano in parte degli indizi necessari a combinare gli oggetti che via via troveremo durante la nostra esplorazione della città.

Al momento le premesse sono ottime, il gioco è completamente localizzato in lingua italiana e dovrebbe essere interamente doppiato in inglese (anche se la parte parlata è presente, momentaneamente, solo nel tutorial) ma gli elementi presenti si rivelano davvero coerenti, insomma sistemati in modo da non risultare troppo difficili da combinare.